Le prese di posizione contrarie all’autonomia
differenziata si allargano a macchia d’olio. Il
governatore Emiliano parla di un “disegno fraudolento”
(Quotidiano del Sud, 25 luglio). De Luca ne denuncia i
pericoli per la scuola e la sanità, e attacca la spesa storica. Il
governatore Rossi richiama il rischio di “un processo
distruttivo tale da produrre la rottura definitiva dell’unità
del Paese sancita dalla Costituzione” (Il Tempo, 26 luglio).
Voci contrarie vengono anche da Marsilio, neo-eletto in
Abruzzo, dalla Calabria e dalla Basilicata. Zingaretti invece,
impastoiato dalla presenza di Bonaccini nella pattuglia
secessionista, continua nel voto di silenzio.
L’opposizione cresce, ma non basta. De Luca ci informa che
a febbraio – quando nessuno aveva capito niente – la
Campania ha bloccato tutto. Teniamo a dire che molto
prima di febbraio alcuni pasdaran – Viesti, Esposito,
Giannola, io stesso da queste pagine – avevano acceso i
riflettori sulle pulsioni separatiste di Lombardia, Veneto ed
Emilia-Romagna. Purtroppo, i fatti dimostrano che sono
comunque andate avanti le trattative segrete, chiuse
all’opinione pubblica, a studiosi, esperti, forze sociali, e alle
altre regioni, potenziali controinteressate.
Bisogna fare squadra per il Sud. In pochi e in ordine sparso,
si è riusciti fin qui a impedire un colpo di mano che poteva
giungere al fatto compiuto, probabile obiettivo. Ma ora
bisogna fare un salto di qualità, perché al Nord la squadra è
già fatta, è in campo e trova anche il supporto di qualche
pennivendolo. Leggiamo di una prossima riunione dei
governatori del Sud, e certo può essere l’occasione per
costruire un fronte comune e lanciare il messaggio che una
parte del paese non si fa mettere con le spalle al muro.
Fermare il disegno in atto è indispensabile. Diversamente, si
corre il rischio che lo stesso Rossi espone: «Se le intese
corrispondessero a quel che si legge, anche la Toscana si
muoverebbe per ottenere le stesse condizioni di autonomia.
Sarebbe la via sbagliata per il paese, lo scenario peggiore,
ma non saremmo certo noi ad aver acceso la miccia». È
l’effetto domino inevitabile che distruggerebbe
irreparabilmente l’unità. A un fronte comune dei
governatori, cosa suggerire? Primo, siano espunti dalle
intese meccanismi irreversibili di vantaggio per gli
aspiranti secessionisti nella distribuzione delle risorse.
Secondo, siano escluse dal trasferimento le infrastrutture,
immateriali e materiali – dalla scuola alle autostrade ai porti
– che sono a fondamento dell’unità. Terzo, sia riportata la
trattativa a una piena trasparenza. Quarto, non sia ridotto il
ruolo delle Camere – come vorrebbe Conte – a un parere non
vincolante delle commissioni di merito, e un voto di mera
ratifica – sì o no – in aula. Quinto, sia riportata l’attuazione
delle intese alla decisione parlamentare, o alla presenza di
tutte le regioni, superando i comitati paritetici
ministero-regione. Sesto, sia mantenuta in ogni momento la
pressione. Bene fa De Luca a minacciare la via giudiziaria
per la spesa storica, che tutti riteniamo in danno del Sud.
Ma deve anche pensare a un ricorso in via principale per la
legge recante le intese, e successivamente a un conflitto di
attribuzione tra Stato e Regione per i decreti attuativi del
presidente del consiglio dei ministri.
Qui si coglie il senso del lancio domani (ore 10, Aula Pessina,
Corso Umberto I) dell’osservatorio permanente del
Dipartimento di giurisprudenza dell’Università Federico II,
cui interverrà Di Maio. L’iniziativa è già cresciuta, in pochi
giorni. L’intento è creare una rete nel Mezzogiorno, ma sono
arrivate adesioni anche dal Nord. L’obiettivo è duplice:
seguire da vicino i lavori in corso, assicurando attenzione
alla Costituzione, una lettura non partigiana delle norme,
valutazioni affidabili dei dati e delle convenienze; creare un
pool di intelligenze e di competenze che possa offrire
supporto a chi – a partire dai governatori fino a qualche
ministro o parlamentare disposto a un ravvedimento
operoso – vuole scendere in campo per opporsi al disegno
separatista.
Regaliamo ai governatori che si battono per il separatismo
nordista una citazione: “I resti di quello che fu uno dei più
potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza
speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa
sicurezza”. È il bollettino della vittoria del Generale Diaz del
4 novembre 1918. È la storia che gli aspiranti secessionisti
non vorrebbero più insegnata nelle loro scuole. Con una
piccola licenza, la applichiamo ai generalissimi del “grande
Nord”.