La ministra Lezzi ci informa che la proposta di autonomia di Lombardia e Veneto è «impraticabile». Bene, anche se dobbiamo ricordarle che l’Emilia-Romagna segue quasi a ruota. Era ora che qualcuno nel governo abbandonasse il mantra “è nel contratto”, dicendo senza mezzi termini che un punto non si può realizzare, o almeno non si può realizzare nel modo proposto perché le pretese delle regioni sono irricevibili. Anche il sottosegretario Buffagni ha battuto un colpo, definendo le richieste di alcune Regioni «spropositate e anche illogiche», e affermando in specie che quelle del Veneto sono «sovradimensionate rispetto alla realtà e alla fattibilità». A lui – lombardo – ricordiamo che le richieste della regione in cui è eletto sono in larga misura sovrapponibili rispetto a quelle venete, in specie su punti cruciali come le risorse, la scuola, le infrastrutture. Le esternazioni contrarie dalle stanze di Palazzo Chigi hanno fatto infuriare i governatori secessionisti, che hanno scagliato diffide, anatemi, e qualche insulto. È lo stile della politica di oggi. Ma c’è anche la sensazione che la Lega teme le sia portato via il piatto con la succosa polpetta che era ormai certa di mangiare. Ai microfoni di “In Onda” su La7, martedì sera, il sindaco di Milano Sala ha dichiarato di essere contrario all’attribuzione di maggiori poteri alla regione, e in specie di essere favorevole alla scuola nazionale, e non a quella regionalizzata. Tanto da meritarsi la irata reazione del viceministro Garavaglia, milanese ed eletto a Legnano, che gli ha imputato in diretta di avere sparato “cazzate incredibili”.

Il punto è che molte cose sono accadute. Il sito Roars ha pubblicato i testi fin qui segreti delle bozze di intesa. Il dipartimento affari giuridici e legislativi ha reso al premier Conte un parere stroncatorio. L’ufficio parlamentare di bilancio (organo indipendente sottratto al decisore politico) ha espresso una opinione nettamente contraria in audizione. Sono continuate le prese di posizione fortemente critiche di studiosi ed esperti. Sono state pubblicate analisi e cifre che dimostrano inequivocamente come falsa la rappresentazione di un Sud sprecone, vorace, inefficiente quando non malavitoso che succhia il sangue del Nord. Il sindacato confederale ha parlato chiaramente contro, superando le perplessità di alcune organizzazioni territoriali. Il mondo della scuola si organizza contro Bussetti, che ha tradito platealmente l’accordo firmato il 24 aprile con i maggiori sindacati del settore. Una istituzione di grande peso e tradizione come la università Federico II dà seguito al documento di forte censura in precedenza approvato, annunciando per il 29 luglio il lancio di un osservatorio permanente. Ormai è impossibile riportare il regionalismo differenziato alla trattativa privata nelle segrete stanze della ministra Stefani. È stato proprio l’errore della Stefani sul metodo a generare un esito irricevibile, e l’impossibilità di attuare la clausola del “contratto” relativa al regionalismo differenziato. Anche le bozze ultime sono indelebilmente segnate dal sospetto di un tentativo di colpo di mano e di furto con destrezza da una parte del paese a danno del resto. Quale ruolo spetta ora alla politica meridionale? De Luca ha presentato la sua proposta, ma ci ha anche informato che nella trattativa in corso è stato lasciato fuori della porta. È una condizione nella quale la richiesta di maggiore autonomia per la Campania ha due letture. Una favorevole, per cui può suggerire ai soggetti trattanti, ancorché tuttora sottratti al pubblico scrutinio, di addivenire a più miti consigli. Una sfavorevole, perché può recare l’immagine del parente povero che si accontenta dei resti, per qualche straccio di potere in più. Temiamo sia più realistica la seconda. Anzitutto, se così non fosse, l’interesse delle altre regioni avrebbe già dovuto pesare sulla trattativa in atto, e ciò non è accaduto. Inoltre, l’interesse di regioni del Sud per l’autonomia differenziata è continuamente citato dagli aspiranti secessionisti a sostegno della utilità generale della trattativa e della necessità di chiuderla, conducendola però in nome esclusivamente proprio. Ci pensi dunque De Luca, e consideri se non sia il caso di prendere l’onda che sta montando contro il separatismo del grande Nord, e di alzare come bandiera inequivocamente e fino in fondo una unità del paese che offra al Sud maggiori prospettive di futuro. Ci si potrebbe trovare, di qui a non molto, a contare sul campo chi si è schierato per cosa.L a ministra Lezzi ci informa che la proposta di autonomia di Lombardia e Veneto è «impraticabile». Bene, anche se dobbiamo ricordarle che l’Emilia-Romagna segue quasi a ruota. Era ora che qualcuno nel governo abbandonasse il mantra “è nel contratto”, dicendo senza mezzi termini che un punto non si può realizzare, o almeno non si può realizzare nel modo proposto perché le pretese delle regioni sono irricevibili. Anche il sottosegretario Buffagni ha battuto un colpo, definendo le richieste di alcune Regioni «spropositate e anche illogiche», e affermando in specie che quelle del Veneto sono «sovradimensionate rispetto alla realtà e alla fattibilità». A lui – lombardo – ricordiamo che le richieste della regione in cui è eletto sono in larga misura sovrapponibili rispetto a quelle venete, in specie su punti cruciali come le risorse, la scuola, le infrastrutture. Le esternazioni contrarie dalle stanze di Palazzo Chigi hanno fatto infuriare i governatori secessionisti, che hanno scagliato diffide, anatemi, e qualche insulto. È lo stile della politica di oggi. Ma c’è anche la sensazione che la Lega teme le sia portato via il piatto con la succosa polpetta che era ormai certa di mangiare. Ai microfoni di “In Onda” su La7, martedì sera, il sindaco di Milano Sala ha dichiarato di essere contrario all’attribuzione di maggiori poteri alla regione, e in specie di essere favorevole alla scuola nazionale, e non a quella regionalizzata. Tanto da meritarsi la irata reazione del viceministro Garavaglia, milanese ed eletto a Legnano, che gli ha imputato in diretta di avere sparato “cazzate incredibili”.

Il punto è che molte cose sono accadute. Il sito Roars ha pubblicato i testi fin qui segreti delle bozze di intesa. Il dipartimento affari giuridici e legislativi ha reso al premier Conte un parere stroncatorio. L’ufficio parlamentare di bilancio (organo indipendente sottratto al decisore politico) ha espresso una opinione nettamente contraria in audizione. Sono continuate le prese di posizione fortemente critiche di studiosi ed esperti. Sono state pubblicate analisi e cifre che dimostrano inequivocamente come falsa la rappresentazione di un Sud sprecone, vorace, inefficiente quando non malavitoso che succhia il sangue del Nord. Il sindacato confederale ha parlato chiaramente contro, superando le perplessità di alcune organizzazioni territoriali. Il mondo della scuola si organizza contro Bussetti, che ha tradito platealmente l’accordo firmato il 24 aprile con i maggiori sindacati del settore. Una istituzione di grande peso e tradizione come la università Federico II dà seguito al documento di forte censura in precedenza approvato, annunciando per il 29 luglio il lancio di un osservatorio permanente. Ormai è impossibile riportare il regionalismo differenziato alla trattativa privata nelle segrete stanze della ministra Stefani. È stato proprio l’errore della Stefani sul metodo a generare un esito irricevibile, e l’impossibilità di attuare la clausola del “contratto” relativa al regionalismo differenziato. Anche le bozze ultime sono indelebilmente segnate dal sospetto di un tentativo di colpo di mano e di furto con destrezza da una parte del paese a danno del resto. Quale ruolo spetta ora alla politica meridionale? De Luca ha presentato la sua proposta, ma ci ha anche informato che nella trattativa in corso è stato lasciato fuori della porta. È una condizione nella quale la richiesta di maggiore autonomia per la Campania ha due letture. Una favorevole, per cui può suggerire ai soggetti trattanti, ancorché tuttora sottratti al pubblico scrutinio, di addivenire a più miti consigli. Una sfavorevole, perché può recare l’immagine del parente povero che si accontenta dei resti, per qualche straccio di potere in più. Temiamo sia più realistica la seconda. Anzitutto, se così non fosse, l’interesse delle altre regioni avrebbe già dovuto pesare sulla trattativa in atto, e ciò non è accaduto. Inoltre, l’interesse di regioni del Sud per l’autonomia differenziata è continuamente citato dagli aspiranti secessionisti a sostegno della utilità generale della trattativa e della necessità di chiuderla, conducendola però in nome esclusivamente proprio. Ci pensi dunque De Luca, e consideri se non sia il caso di prendere l’onda che sta montando contro il separatismo del grande Nord, e di alzare come bandiera inequivocamente e fino in fondo una unità del paese che offra al Sud maggiori prospettive di futuro. Ci si potrebbe trovare, di qui a non molto, a contare sul campo chi si è schierato per cosa.